Me l'ha insegnato la Nonna, ché lei a scuola le matite copiative le usava davvero; e devo averne ancora qualcuna delle sue, proprio nel cassetto qua sotto.
Quando ero bambino, lei, maestra in pensione, le usava ancora in casa: per la lista della spesa.
In fondo, è una matita come tutte le altre.
O quasi.
Caratteristica unica e speciale della matita viola è la sua duplice funzionalità: un po' come le attuali penne multicolori (oppure a inchiostro e lapis nello stesso stilo, e così via), ma proporzionata al guareschiano Dopoguerra.
Se la usi a secco, come qualunque semplice matita, il tratto resta cancellabile.
Per renderla indelebile, basta inumidirne la punta PRIMA di scrivere: in mancanza di spugnetta da francobolli (altro reperto storico: conservo anche quella, come la carta assorbente), la Nonna se la passava appena sulla lingua.
Mi appariva come un gioco magico, alla stessa stregua dell'inchiostro simpatico a base di succo di limone, steso col pennino da calamaio.
Solo ora, la trovo emblematica del fatto che un 'sì portentoso strumento politico chiunque voglia se lo porta già in tasca.
O, per meglio dire, in bocca: sulla proverbiale punta della lingua.
Salvo che nei due giorni (o anche solo dodici ore) prima del voto non emettano un decreto legge che improvvisamente ne vieti l'uso, magari dichiarandola incostituzionale, se non ancora irrispettosa della privacy.
Attenzione ai contagi epidemici artificiali: le infetteranno tutte, appositamente.
Portatevi la spugnetta da casa, o il contagocce, o un prezzolato Fracchia, volontario vaccinato, che vi porga la lingua.
Oppure, allontanando il rischio di penetrazione degli agenti infettivi, per poter intingere la matita, sputatevi in mano.
Metalinguisticamente, anche quest'ultima immagine può considerarsi molto da vicino come semanticamente simbolica dell'applicarsi con deciso vigore ad un intento preciso.
L'ho visto io, coi miei occhi di bambino, il vecchio zio di mio padre, letteralmente rimboccarsi le maniche della camicia bianca e sputarsi sui palmi prima di imbracciare la pala per interrare la cisterna del gasolio in cortile.
Oggi non si usa più, se non come metafora.
Dubito che la Nonna avrebbe mai votato quegli scalmanati screanzati che ultimamente si vedono in giro di sera per le piazze italiane.
Però, lei, con la casa piena di tricolori ovunque, anche nel bagno, a pensarci bene era una che all'Italia ci teneva, e come.
Giovanissima studentessa post-unitaria, ancora tutta intrisa di Risorgimento, appassionata più che reverente, assieme alle compagne di scuola sferruzzava la maglia per le calze di lana grossa da impacchettare e spedire ai militi ignoti ancora in vita nelle trincee prealpine.
Maestra sperimentale, per la prole dei proletari in quartieri operai.
Maestra governativa, per bambini qualunque.
Maestra reggimentale, per caporali analfabeti.
Maestra di piano, a due generazioni.
Maestra di vita, mia personale.
Per nove decimi del Secolo Breve le sue matite viola hanno imperversato indefesse in ciascuno dei suddetti ambiti.
Grazie, Nonna, di tutti i tuoi insegnamenti: piccoli e grandi, spirituali e pratici.
Grazie davvero.